Lorenzo Madaro
Federico Gori, esploratore di ritualità.
Lettere dalla A alla E, introduzione attorno a un progetto sul suono del carbone
A come Archeologia
Nel caso di Federico Gori, un’archeologia di memorie, segni, tracce. Un’archeologia di forme che travalicano il tempo e lo spazio, eppure ci restituiscono segni e spazi in grado di generare senso.
Archeologia intesa come viaggio nella reminiscenza, costruzione di brandelli di memorie, reperti veri e propri che approdano in un determinato luogo sotto forma di frammento, più o meno compiuto, svelandoci il mistero di esistenze lontane eppure dentro la memoria attiva dell’artista.
C come Casa
Federico Gori con questo progetto – intitolato perentoriamente Il suono del Carbone – torna a casa, nella sua Pistoia, ma non lo fa mettendo assieme le tracce di un discorso dentro i differenti piani della propria Opera, che ormai da quasi vent’anni è parte integrante di una ricerca. Lo fa, invece, attingendo alla storia della propria terra e della propria famiglia, di origini contadine, in un fecondo rapporto con il mondo rurale, i suoi riti, i suoi miti. Questa volta Gori ha lavorato nello spazio urbano, a stretto contatto con i ritmi del quotidiano di quanti abiteranno Il Giardino del Carbonile, a pochi passi da Palazzo Fabroni. In questi due luoghi saranno accolte, rispettivamente, due opere: la grande scultura carboniera e l’opera sonora, che restituisce il suono – anzi, direi la vita – di una carboniera, grazie al lavoro complesso, progettuale, processuale e realizzativo, che l’artista ha portato avanti in lunghi anni di gestazione e poi di produzione in stretto dialogo con sapienti artigiani pensatori. O forse è un’unica opera dislocata in due spazi vicini e connessi tra loro.
D come Dialogo
Questo catalogo – così come il progetto nella sua complessità – è stato concepito come un dialogo a più voci, a cominciare dal lavoro costante tra editore, artista e chi scrive, in qualità di curatore.
All’interno troverete un denso dialogo tra me e l’artista, che è stato anche l’occasione per ripercorrere assieme alcuni tra i suoi progetti più significativi che negli ultimi anni hanno spinto sempre più la sua ricerca a un grado di consapevolezza concettuale, formale e tecnica. Parlarne insieme, in questo nuovo progetto che ci vede assieme, è stata l’occasione per approfondire, riflettere e immaginare chiavi di lettura attorno a un discorso che procede ormai da molto tempo. È in quel dialogo tra noi due che vanno anche rintracciate le radici critiche di questa mostra, immaginando che la conversazione sia ormai un genere che evidenzia più di qualsiasi altro l’essenza critica effettiva di una ricerca artistica. Ed è per questo che all’interno di queste pagine troverete anche una selezione ragionata di immagini che ho raccolto dall’archivio fotografico dell’artista: singole opere, particolari di installazioni, dettagli. Assieme costituiscono una parte di questo nuovo viaggio, che questo libro intende far visualizzare a noi e a voi.
Tutto questo è stato possibile grazie all’impegno costante e fattivo di uno staff straordinario, quello del Comune di Pistoia, della casa editrice e, naturalmente, degli artigiani e degli autori che hanno accompagnato Federico Gori in questa esplorazione, che proseguirà quando le opere entreranno a far parte dello sguardo collettivo, ogni giorno.
Pagina dopo pagina questo catalogo vuole pertanto essere non soltanto un focus editoriale sul progetto della carboniera di Gori, ma anche uno spazio di riflessione – apparati bio- grafici, espositivi e bibliografici compresi – a maglie larghe sulla sua storia passata e recente d’artista.
E come Esploratore
Federico Gori è un esploratore di storie, luoghi, geografie, specie albore obliate, vite, respiri e sussulti della natura. Lo fa da sempre con progettualità, discrezione, cura, sperimentazione, cambiando sempre pelle, mettendosi sempre in discussione al cospetto dei contesti in cui di volta in volta agisce in solitaria o innescando dialoghi a più voci.
Eppure, Federico Gori non opta mai per la narrazione, quanto per una presa di coscienza che è traccia, segno, spazio, forma, suono e luogo stesso, sia quando interviene nello spazio chiuso che quando si concentra sulla complessità della natura o dell’ambiente urbano.
Pubblicato in: Il suono del carbone – a cura di Lorenzo Madaro - ed. Metilene, Pistoia 2025.
Lorenzo Madaro
Federico Gori, Explorer of Rituals.
Letters from A to E, an introduction to a project on the sound of coal
A for Archaeology
In the case of Federico Gori, an archeology of memories, signs, traces. An archeology of forms that transcend time and space, and yet return to us signs and spaces capable of generating meaning.
Archeology understood as a journey into reminiscence, the construction of fragments of memory, actual finds that reach a specific place in the form of fragments, more or less complete, revealing to us the mystery of lives distant and yet inscribed within the artist’s active memory.
C for Home (CASA)
With this project—peremptorily titled Il suono del carbone (The Sound of Coal)—Federico Gori returns home, to his Pistoia. But he does not do so by piecing together traces of a discourse across the different planes of his oeuvre, which for nearly twenty years has been part of a continuous artistic inquiry. Instead, he does so by drawing on the history of his land and his family, of peasant origin, in a fertile relationship with the rural world, its rites, its myths.
This time Gori has worked within the urban space, in close contact with the rhythms of daily life of those who will inhabit the Giardino del Carbonile (Carbonile Garden), a few steps from Palazzo Fabroni. In these two places two works will be installed: the large sculptural charcoal mound, and the sound work that brings back the sound—or rather, one could say the life—of a charcoal mound, the outcome of a long and complex process of conception, design and realization, carried out in close dialogue with skilled artisan-thinkers. Or perhaps it is a single work, dislocated in two nearby and interconnected spaces.
D for Dialogue
This catalogue—like the project as a whole—was conceived as a polyphonic dialogue, beginning with the constant exchange between the publisher, the artist, and myself as curator.
Inside you will find a dense dialogue between me and the artist, which also provided the occasion to retrace together some of his most significant projects—works that in recent years have brought his research to an ever greater degree of conceptual, formal and technical awareness. Talking them over together, in this new project that involves us both, was an opportunity to deepen, to reflect, and to imagine possible keys of interpretation around a discourse that has been unfolding for a long time. It is in this dialogue between us that one can also trace the critical roots of this exhibition, imagining that conversation has now become a genre in itself, one that highlights more than any other the true critical essence of an artistic practice. This is also why these pages include a carefully chosen selection of images that I have gathered from the artist’s photographic archive: individual works, installation details, fragments. Together, they form part of this new journey that this book aims to make visible to us and to you.
All this was made possible thanks to the constant and effective commitment of an extraordinary team: that of the Municipality of Pistoia, the publishing house, and of course the artisans and collaborators who accompanied Federico Gori in this exploration, which will continue as the works enter the collective gaze, day by day.
Page after page, this catalogue therefore seeks not only to offer an editorial focus on Gori’s charcoal mound project, but also to open a broad space for reflection—biographical, exhibition and bibliographical materials included—on his past and recent trajectory as an artist.
E for Explorer
Federico Gori is an explorer of stories, places, geographies, forgotten tree species, lives, breaths and tremors of nature. He has always done so with a spirit of planning, discretion, care and experimentation, constantly changing skin, questioning himself each time in relation to the contexts in which he acts, whether alone or by initiating polyphonic dialogues.
And yet, Federico Gori never opts for narration; rather, he embraces an awareness that is trace, sign, space, form, sound and the place itself—whether intervening in enclosed spaces or engaging with the complexities of nature and the urban environment.
Published in: Il suono del carbone - Curated by Lorenzo Madaro - ed. Metilene, Pistoia 2025.