Valerio Dehò
Federico Gori
Tra le parabole recenti della ricerca artistica si avverte una certa presa di distanza da quel fare figurazione che è diventato un nuovo verbo per tutte le generazioni e alla fine si è esaurito mostrandosi come un limite e non più come un progresso. Una figurazione fredda, casuale, quasi uno sguardo perso nella storia e nelle storie, ha ormai per il suo eccesso, fatto il vuoto verso un senso dell’astrarre che non è freddezza né distanza, quanto piuttosto ricerca di un centro e di un vissuto che non ha più immagini da mostrare. Molti giovani artisti si orientano verso una qualità di lavoro che da un lato prescinde dalla tecnica, mentre dall’altro si confronta con la sfida della forma libera, di una geometria variabile e umana. Comunque si tratta pur sempre di una tendenza nascente che non ha le caratteristiche di un movimento coerente, si tratta piuttosto di cellule staminali che si stanno sviluppando nel corpo dell’arte per ripristinare una funzione chiarificatrice di cui ormai si avverte la necessità per uscire da quell’ingorgo che si chiama post concettuale.
E’ una caratteristica della corrente neo déco quella di mettere d’accordo la tecnologia con la pittura, opere ambientali e quadri classicamente intesi. Anche il lavoro di Federico Gori si articola su porzioni variabili in dimensioni che possono assumere valenze diverse a seconda della situazione e del progetto. Forse in lui la dimensione progettuale ha un valore più esplicito, lavorando anche su di una sorta di texture naturalistica (alberi e paesaggi) su cui poi si sovrappongono altre texture e galassie di segni che si addensano secondo logiche combinatorie imprevedibili. Il contrasto coloristico è deciso. Dai grigi dello sfondo guizzano i segni rossi della superficie. Ma soggiace un senso dell’ordine che non intacca, se non di sfuggita, il caos che ricopre il pianeta e le nostre proiezioni su di esso. Si ha di fronte un racconto per metafore e allusioni, un gioco di trasparenze che è poi il gioco del mondo e dei suoi simboli. Il vissuto si intreccia con la forma, il colore con l’ambiente, la ripetizione con il caos, la linea e il circolo: attraverso queste coordinate si sta costruendo una nuova arte…
Pubblicato in: Contemporaneamente - a cura di Valerio Dehò - ed. TraArt, Firenze 2004.