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Silvia Lucchesi

Federico Gori

L’immagine fotografica è quella dell’interno di un bosco, con i tronchi svettanti verso l’alto e le fronde tanto fitte che a stento si insinua la luce di un giorno soleggiato. Ciò che interessa all’artista tuttavia non è la rappresentazione di un paesaggio vibrante in quanto luogo fisico. C’è uno scarto che egli è andato cercando e che sta nell’interesse per il confine tra natura e artificio, tema al centro del suoi lavori recenti. Qui, quell’impercettibile crinale è risolto attraverso la scelta dell’inquadratura diagonale ottenuta fotografando non direttamente il paesaggio del bosco ma la sua immagine riflessa su una superficie di alluminio specchiante. L’uso del medium fotografico viene ulteriormente rielaborato con l’apposizione di una scrittura a smalto bianco di segni che sono una sorta di minuta e ordinata grafia di un misterioso alfabeto che caratterizza il lavoro dell’artista fin dai suoi esordi. Tutta l’arte di Federico Gori si muove tra questi binomi apparentemente inconciliabili: natura e artificio, figurazione e astrazione, rigore del segno e interesse per una libertà di tipo informale. Tali opposti si fondono in un sentimento di straniamento e in atmosfere visionarie, pulsanti, evocative. Le stesse cercate e trovate nel video Zerkalo dove un paesaggio lacustre penetrato da una ripresa ravvicinata della telecamera è sottoposto a rielaborazioni elettroniche che lo privano dei colori originali, lo tinteggiano di nuovi e lo gremiscono, a tratti, di fulminee apparizioni grafiche, bianche rosse e blu, talvolta assimilabili a microrganismi, o ad esseri vegetali e animali, tal’altra a deterioramenti del supporto come fossero graffi e imperfezioni di una vecchia pellicola.

 

Pubblicato in: Abitanti Ambienti – a cura di Silvia Lucchesi - ed. Il Ponte, Firenze 2008.​

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